martedì 15 settembre 2009

«Un gesto concreto per la libertà d'informazione. Stasera non accendere Rai1, non guardare Porta a Porta».

sabato 12 settembre 2009

Non è un bel paese…

Terminato il tempo del cazzeggio balneare discettando di escort , festini a base di veline, o peggio , sulla sessualità del direttore dell’Avvenire , il popolo italiano rientra a casa e ritorna ad affrontare la realtà . Quella più cruda, quella di una crisi senza paragoni dal dopoguerra in poi. E chi ha creduto alle “sirene” che suonavano il motivetto per cui : “ l’Italia ha reagito meglio alla recessione internazionale “ non ci impiegherà molto a comprendere che è stato vittima dell’ennesima presa per i fondelli. Infatti se in Italia non si sono viste code davanti alle banche per ritirare i propri risparmi prima che queste fallissero o non vi sono stati disastri sul modello Lehman Brothers non è perché la crisi ci ha investiti in maniera più lieve . Molto più semplicemente è perché il nostro è un paese con un’ economia basata quasi essenzialmente sul settore manifatturiero. Non è una differenza da poco perché , se il tessuto economico è fatto di aziende anziché di società finanziarie , le prime , sebbene la crisi sia in atto con la medesima virulenza che in altri Stati, reagiscono con tempi di risposta assai diversi. L’onda di piena , per capirci, arriva dopo un po’ di tempo dall’inizio della crisi. E infatti da questo autunno i nodi arriveranno al pettine anche per gli italiani. Non ci vogliono i cervelloni per capire che se finora le aziende hanno tirato avanti con lo strumento della cassa integrazione questa tra un paio di mesi andrà ad esaurirsi .I numeri ci dicono che il ricorso alla “cassa” è aumentato del 500% . Questo dato può essere letto anche solo come un dato statistico, peccato che i soggetti che compongono quel numero sono svariate migliaia di persone in carne ed ossa che da diversi mesi devono vivere con circa 800-900 € al mese . Detto questo, dopo la cassa integrazione cosa rimane dietro l’angolo? Ove possibile la cassa integrazione straordinaria ( se l’azienda è di una dimensione accettabile) che significano altri 12/24 mesi alle stesse condizioni economiche di cui sopra , altrimenti si passa direttamente alla mobilità . Termine “aggraziato” , quest’ultimo, che indica però una realtà assai meno piacevole: ovvero la perdita del posto di lavoro. Vogliamo dunque parlare di cosa succede a dover campare con un assegno mensile che varia tra gli 800 ed i 900 € per due anni o più ? E vogliamo parlare di cosa accade quando ci si trova senza lavoro , magari a 50 anni di età e si cerca un’altra occupazione?
Bene ! Parliamone.
Intanto trovare qualcuno che assuma in questo momento è come vincere al superenalotto. Ammesso che si abbia la fortuna di trovare un’azienda in controtendenza rispetto a tutte le altre, credete che con 50 anni di età vi vengano spalancate le porte ? Provare per credere … I dati forniti da Confindustria ( non dai comunisti della CGIL anche se i numeri corrispondono) dicono che entro fine anno oltre 700.000 lavoratori perderanno il posto . Se calcoliamo che in gran parte dietro a queste persone c’è una famiglia composta da una moglie e mediamente 1.3 figli vogliamo dilettarci a fare il conto di quante persone passeranno un Natale a dir poco problematico? Certo non passeranno lo stesso Natale tutti i tromboni che ogni sera ci dilettano dagli schermi dei vari TG dicendo che: “ la crisi è passata “ oppure che: “ abbiamo ormai toccato il fondo e possiamo solo risalire ” e ancora che “ ormai siamo fuori dal tunnel.”
A questo quadro di per sé abbastanza desolante non abbiamo aggiunto la realtà di chi già prima della crisi viveva la condizione del precariato ; i cosiddetti lavoratori atipici (gli interinali per capirci, o i contratti a termine ) per semplificare ancora di più quelli che già dal momento in cui l’economia è entrata in crisi sono stati sacrificati sull’altare della riduzione dei costi da parte delle aziende. Tradotto in soldoni che cosa significa ? Semplicemente questo: altre migliaia di persone che, se fino a ieri non avevano la certezza di un posto di lavoro, oggi hanno una sicurezza : il posto di lavoro se lo devono proprio scordare.
Ma siamo italiani ed abbiamo alla guida del Governo il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni (parole sue…) non vogliamo farci mancare niente . Ed allora al quadretto già di per sé abbastanza desolante aggiungiamo anche questo : un paese che perderà , nel 2009 il 6% della propria ricchezza (il famoso PIL) e , se tutto va bene , recupererà lo 0,2% nel prossimo anno, non è un paese destinato a vivere momenti particolarmente felici. E’ un calcolo che saprebbe fare anche un bambino di terza elementare quello per cui , con uno zero virgola qualcosa all’anno di crescita , ci vorranno anni ed anni , solo per tornare allo stato in cui eravamo due anni fa. Se aggiungiamo alla scarsa ricchezza prodotta anche il fatto che il nostro debito pubblico è elevatissimo, viene facile pensare che per far minimamente quadrare i conti si preannunciano anni di “sangue sudore e lacrime”
A chi toccherà “pagare il conto” è facile a dirsi , vista la propensione di questo Governo a giocare al Robin Hood al contrario ,ovvero, togliere ai poveri per dare ai ricchi . Per prevedere che a subire i tagli più pesanti sarà inevitabilmente lo stato sociale ( leggasi sanità , pensioni, servizi pubblici eccetera ) non occorre essere né sofisticati economisti, né gli ex commercialisti del Presidente del Consiglio, né tantomeno avere la sfera di cristallo. Basta vedere come ha operato questo governo fino ad oggi!
Ci rendiamo conto che ci si potrà accusare di aver dipinto uno scenario alquanto fosco e in forte contrasto con l’ottimismo che a piene mani viene elargito da chi ha la responsabilità di governare questo paese. Purtroppo per costoro , le nostre modeste riflessioni non si basano su un’acredine politica che punta a svilire le mirabolanti imprese del centrodestra nazionale in campo economico. Le nostre riflessioni si basano su dati oggettivi che tutti i giorni siamo costretti a misurare concretamente.
Per riprendere il titolo : questo non è un bel paese , non può essere un bel paese quello in cui i lavoratori sono costretti ad arrampicarsi sulle gru o a vivere settimane sui tetti delle fabbriche solo per avere un minimo di attenzione dai telegiornali , troppo impegnati a dipingere di azzurro tutto quanto , a dibattere su George Clooney e la Canalis ignorando la disperazione e la solitudine di un pezzo sempre più grande del paese. Non è un bel paese quello in cui i suoi governanti corrono ad inchinarsi davanti ad un dittatore assassino e stanno alla finestra a guardare quello che succede in casa loro senza intervenire minimamente per porre rimedio limitandosi esclusivamente a pensare che : A dà passà a nuttata!

sabato 5 settembre 2009

Nel Comune dove anche il centralino parla il "dialett de Comm"


Per accedere alle informazioni in "dialett de Comm" spingere ("tishar") il tasto 2. Il centralino del Comune di Como si è già adeguato al nuovo dettato leghista che vuole l'italiano affiancato dal dialetto in tutto e per tutto. Digitare (tishar) 031 2521 (il numero di telefono del centralino) per provare. A rispondere (ASCOLTA L'AUDIO), per ora, in prima battuta, è ancora una signorina, che, poco aggiornata, parla italiano. Ma subito dopo, a soccorrerla interviene una voce leggermente cavernosa che articola le informazioni nella lingua che piace a Bossi. In "dialett de Comm". Prima di lasciare spazio a una signorina che, bontà sua, ad uso dei turisti, finché non avranno imparato anche loro l'idioma locale, parla persino l'inglese. A Como, l'uso linguistico sfiora l'avanguardia. E già si celebrano i primi matrimoni in dialetto. Con la formula locale che recita: «E adess v'el disi bèl ciaàr: da quest mumènt chì sii marì e mijèè». Per la prima volta la fatidica frase dialettale sarebbe stata pronunciata oggi a Palazzo Cernezzi, sede del Municipio di Como, durante la celebrazione del primo matrimonio in vernacolo. Davanti all'Assessore all'Ambiente Diego Peverelli (leghista), una coppia di comaschi di mezza età che ha scelto di unirsi con rito civile ma anche celebrandolo in dialetto. Peverelli, tuttavia, come prevedono le leggi in materia, ha dovuto pronunciare il «Vi dichiaro marito e moglie» anche in italiano come pure in doppia lingua ha letto i diritti-doveri dei due coniugi. In Municipio sono arrivati fotografi e telecamere, oltre a diversi curiosi per la singolare cerimonia. I due sposi sono apparsi piuttosto sorpresi per tanto interesse ma già da ieri le agenzie di stampa avevano anticipato quanto sarebbe accaduto. A volere che il rito fosse in lingua dialettale sono stati i due sposi, circondati da amici e parenti. Loro avrebbero voluto fare una sorpresa agli invitati 'ma la stampa ha bruciato la notizià. Presente anche il Consigliere regionale della Lega Nord Edgardo Arosio.
di ma.ge. 03 settembre 2009 da http://www.unita.it/
Per usare la stessa lingua : Ma andè a dà via i ciapp !!

domenica 30 agosto 2009

Pier Luigi Bersani alla Festa Nazionale del PD

«Non faccio il segretario se non posso dire la parola sinistra», dice con orgoglio, rifiutando l'etichetta di «passatista» e di «socialdemocratico» e citando, anche lui, Obama come esempio di modernità che si rifà alle radici … Le distanze dal suo rivale non sono sull'idea paese, sulle inefficienze del governo rispetto alla crisi e sulle categorie da difendere (insegnanti, famiglie, redditi bassi) ma sul partito che sarà a seconda che vinca l'ex comunista o l'ex democristiano. «Io voglio bene a Franceschini ma dire che non sta a lui spiegare le differenze da me non mi è piaciuto. Se in un anno abbiamo perso 4 milioni di voti, sarà un problema un pò di tutti», è la premessa all'elenco di errori «da correggere». Sull'identità, perchè «riformismo non è andare per funghi, un pò qua e un pò là» ma vuol dire partito «popolare, non giacobino, non classista». E qui Bersani scandisce il suo mantra: «Voglio un partito di una sinistra democratica e liberale e, siccome c'è gente che si preoccupa, vorrei anche sdrammatizzare: ci sono state tante sinistre (cattolica, liberale, comunista) e non si offendeva nessuno perchè sinistra allude all'uguaglianza di tutti». In quei valori sono le radici del Pd e Obama, modello politico di tutti i big Pd, è la prova vivente «della modernita» di alcuni ideali e non del «passatismo». Così come il radicamento del partito «di cui tutti ora parlano», è l'unico modo per costruire il partito: «È chiaro che bisogna conoscere Internet ma la sostanza politica è guardare la gente all'altezza degli occhi» … Certo sui temi etici, il Pd ha ancora strada da fare per trovare l'unità e per Bersani «va bene discutere ma poi ci si dà delle regole per trovare una posizione unica». E sui due nodi del dibattito congressuale, rinnovamento generazionale e alleanze, Bersani resta della sua idea. «Ho il compito di fare girare la ruota ma io non riduco i giovani a simboli… E se il primo compito del Pd è fare un'opposizione «combattiva», il secondo è «riorganizzare subito il campo del centrosinistra» senza aspettare «di farlo solo quando avremo il 51 per cento». E se «la raccolta non la fai quando semini», per l'aspirante leader la semina nel campo dell'opposizione va cominciata subito, aprendo il dialogo con «tutte le forze di opposizione», dall'Udc alla sinistra.
http://www.unita.it/news/italia/87698/bersani_non_rinuncio_alla_parola_sinistra

giovedì 20 agosto 2009

RONDE DALTONICHE

Dopo la legge che istituisce gli “osservatori volontari”, detti comunemente ronde, un decreto e diverse circolari precisano puntigliosamente caratteristiche e ambiti operativi dei volonterosi cittadini che dovrebbero vegliare sulla sicurezza e sulle situazioni di disagio sociale degli italiani. Le loro organizzazioni non possono essere emanazione di partiti, sindacati e tifoserie. Meno male! I loro membri non devono essere daltonici né avere ridotte capacità olfattive, uditive e di espressione visiva. E sembra persino che non siano autorizzati a usare il telefono a gettone. Nessuna stima dei costi dei controlli di questi requisiti. Forse perché nessuno si preoccuperà di verificare che vengano messi in pratica.


Dopo l'entrata in vigore della Legge 94/2009 (“Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”), il ministero dell'Interno è intervenuto in questi giorni con diverse circolari e con un decreto che disciplina gli ambiti operativi delle associazioni di osservatori volontari (le cosiddette ronde) e la loro iscrizione in apposito elenco presso la prefettura.
CHI PUÒ E CHI NON PUÒ
In base all'art. 3, co. 40-44 L. 94/2009, il sindaco può avvalersi di tali associazioni per la segnalazione agli organi competenti di eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o situazioni di disagio sociale.Le associazioni di osservatori non possono essere emanazione di partiti o movimenti politici, né di organizzazioni sindacali (art. 1, co. 2, lettera b del decreto in questione) o tifoserie (art. 1, co. 2, lettera c). Né possono ricevere da tali soggetti risorse economiche (art. 1, co. 2, lettera e).Gli osservatori operano in nuclei formati da non più di tre elementi, non troppo giovani (almeno 18 anni; art. 5, co. 1, lettera b) né, verosimilmente, troppo vecchi (richiesta buona salute fisica e mentale; art. 5, co. 1, lettera b). Indossano casacconi giallo-fluorescente (art. 2, co. 3), con la scritta "osservatore volontario" (che li distingue da tutti coloro che casacconi simili indossano per semplice buon gusto).Per evitare che gli osservatori, equivocando, si segnalino a vicenda alle forze dell'ordine quali fomiti di insicurezza urbana, il decreto, dopo averli vestiti da fari antinebbia, esclude dal ruolo i daltonici (art. 5, co. 1, lettera b).
OLFATTO E AMMICCAMENTI
Sempre per evitare che l'attività di segnalazione si sviluppi solo in chiave endoassociativa, sono esclusi coloro che fanno uso di stupefacenti, delinquenti incalliti e quanti presentino o abbiano presentato in passato sintomi di malattia mentale (art. 5, co. 1, lettere c e d).Gli osservatori non potranno usare cani né altri animali (art. 2, co. 2). Per compensare la limitazione che ne deriva, si richiede loro di avere integre capacità olfattive e uditive (art. 5, co. 1, lettera b). Quanto alla capacità visiva, invece, non è richiesta. Si esige però un'adeguata capacità di espressione visiva (art. 5, co. 1, lettera b), indispensabile - suppongo - per un coordinamento tra osservatori fatto più di maschi ammiccamenti che di faticose locuzioni.Quando sia necessario effettuare una segnalazione (ad esempio, in presenza di persona colta da malore nel piazzale antistante la stazione), gli osservatori devono fare uso di cellulare o, se autorizzati preventivamente, di radio rice-trasmittenti (art. 2, co. 4). Sembra escluso che, in mancanza di quest'ultima dotazione e di campo o credito per il cellulare, gli osservatori siano legittimati a usare il telefono a gettoni del bar della stazione. In compenso, il sindaco che voglia impiegare gli osservatori deve curare che, almeno alle chiamate fatte col cellulare o con la rice-trasmittente, i vigili urbani rispondano (art. 2, co. 5).
GUARDIE E LADRI
Domanda: quando un gruppo di teppisti dovesse imbattersi in qualcosa che loro ritengono una minaccia alla sicurezza urbana o in una situazione di disagio sociale (altre - beninteso - da quelle da loro stessi rappresentate) e dovessero telefonare, alla polizia municipale, i vigili terranno conto della chiamata o eccepiranno la mancata iscrizione del gruppo nell'albo prefettizio? E chi controllerà che tutti i requisiti di cui sopra vengano rispettati? A carico di chi? O forse si tratta dei soliti requisiti per allodole, introdotti solo pro forma?
di Sergio Briguglio 20.08.2009 da http://www.lavoce.info/

Il Tango dalla Lega

http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=87414

Feste e festini

Alla Festa nazionale del Pd ci saranno molte presenze istituzionali da Fini a Schifani.
Perché non abbiamo invitato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi?
Semplice: questa è una festa, non un festino.

Lino Paganelli, responsabile nazionale della Festa del Pd